venerdì 4 ottobre 2013

la mia generazione.

Vivo in un paese in cui la mia generazione è sull'orlo di una crisi di nervi.
Se ne fate parte lo vedete con i vostri occhi. siamo tutti un po' incazzati.

Ci sono quelli come me, con un lavoro precario.
quelli per cui l'anno è formato da 4 trimestri, la durata media di un contratto.
Persone che gioiscono per ogni rinnovo, ma che come un pattinatore sul bordo di un lago ghiacciato, sanno che il mondo potrebbe cadergli addosso da un momento all'altro.
Che passano mesi senza far nulla, e che quando lavorano non fanno altro. perché devono fare tutte le ore che riescono, mettere via tutti i soldi che possono, perché non sai mai quando ti troverai di nuovo disoccupato.
Poi ci sono quelli come UNO, con un lavoro a tempo indeterminato, anche se, ormai, di indeterminato non c'è rimasto più nulla. giusto il mutuo, le tasse e forse questa crisi.
Persone che nonostante il contratto "sicuro" praticamente non hanno diritti. lavorano come dei muli, facendo molte più ore, perché "con la crisi non possiamo permetterci di assumere altre figure per questa posizione"
prendendo stipendi, che se gli fossero stati proposti 3anni fa, beh sarebbero ancora qui a ridere, ma che oggi, tra incazzature e finti sorrisi, sono costretti ad accettare.
e infine c'è chi il lavoro non riesce a trovarlo. All'inizio pensi sia colpa tua. non sono abbastanza bravo, non ho abbastanza esperienza, ho troppa esperienza, troppi titoli, non sono abbastanza figo, sono troppo giovane o troppo vecchio.
ma la verità è che questa crisi è diventata una gara al ribasso. meno pretese hai e più sei disposto a sacrificarti, e più è facile che tu riesca a trovare un lavoro.
e così ecco sparire domeniche, festività. santi e madonne. e così spariscono i pranzi in famiglia, che è difficile che tutti abbiamo lo stesso giorno di riposo. e così addio ai bei sabati sera dove uscivi fino alle 6 del mattino, la metà di noi domenica si alzerà e andrà a lavorare.
e poi c'è anche una scissione sociale, da una parte i lavoratori classici, quelli dal lunedì al venerdì. uffici, banche, comune. quelli per cui esiste ancora "fare ponte" e "week end lungo". Dall'altra i lavoratori dei 6 giorni, commercio, ristorazione... quelli del sono libera martedì pomeriggio e giovedì mattina. Quelli che sperano che la festività cadda di domenica perché il doppio festivo è pagato di più.

e se questo non fosse sufficiente, vi ricordo che siamo guidati da una manica di sfigati, che vivono anni luce dalla realtà. che non hanno la minima idea di cosa stiamo attraversando e che sono capaci di darci dei bamboccioni mentre si tagliano i capelli, dal loro parrucchiere, che prede 6000 euro al mese. che ci faranno lavorare fino a 75 anni per ottenere una pensione da fame, loro a cui bastano sei mesi per riceverne una a 4 zeri. che tagliano l'imu per non pesare sulle famiglie ma poi alzano l'iva al 22%.

e so che mi trovo in una posizione privilegiata dato che vivo nella mia casetta con l'uomo che amo, e che entrambi, per il momento, abbiamo un lavoro. e io amo il mio lavoro, lo faccio volentieri ma non posso sentirmi soddisfatta. non posso, guardandomi intorno, vedendo la mia vita e quella delle persone che conosco essere felice. non è questo ciò che immaginavo da bambina. non è per questo che ho lavorato e faticato.
siamo sull'orlo di una crisi di nervi.

3 commenti:

  1. Non lavoro, ma capisco il tuo stato d'animo. Sento il peso dell'angoscia tutto sullo stomaco. Il mio futuro mi preoccupa e se so che in Italia la mia professione non è praticamente contemplata mi viene in mente solo una soluzione: il suicidio.
    Ma non mollo!

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